Il Chiuso (Pinot Nero) 2020

Toscana IGT

Il Pinot Nero Il Chiuso di Castello di Ama prende il nome dall’omonimo podere dove nel 1984 fu piantato il Pinot Nero con cloni di Morey- Saint-Denis, in Borgogna, ed è prodotto a partire dalla vendemmia 2009. Le vigne crescono su terreno fortemente calcareo a circa 500 metri di altitudine, e sono composte da piante di 3 diversi cloni borgognoni. La vinificazione è innescata da lieviti indigeni in vasche di acciaio, a temperatura controllata tra i 30 e i 32°C, con rimontaggi manuali e una permanenza complessiva sulle bucce di circa 13 giorni. Dopo la svinatura, il vino effettua la fermentazione malolattica, sempre in in vasche di acciaio, e affina quindi in barrique di rovere a grana fine per 12 mesi. Per produrre barrique a grana fine (grain fin), di gran pregio, servono piante che hanno da 100 a 200 anni di età, in quanto la finezza della grana è inversamente legata alla lentezza di accrescimento dei fusti.

La descrizione del sommelier

Il Pinot Nero Il Chiuso di Castello di Ama si presenta nel bicchiere di un rosso rubino intenso. Al naso profuma di lampone, ribes e mora, poi di petali di rosa e di spezie, e ancora di sottobosco e foglie secche. In bocca è gentile, fresco, lievemente sapido e ben equilibrato.

Abbinamenti

Carni rosse, carni bianche, antipasti di terra, primi piatti di terra, piatti vegetariani

€ 35.00

Produttore CASTELLO DI AMA
Denominazione Toscana IGT
Vitigno Pinot Nero
Gradazione 13,0% Vol.
Formato Standard (0.75 lt)

Descrizione produttore

La Storia

Fu la bellezza e l'unicità di Ama ad affascinare quattro famiglie di origine romana, a inizio anni settanta, che unite dalla passione per il vino rinnovarono vigneti e metodi produttivi, costruendo la nuova cantina per vincere la sfida di produrre il Chianti Classico e riportarlo agli antichi splendori.
L'arte, il paesaggio, la sapienza del vino sono presenti in questi luoghi da sempre. L’origine etrusca certifica la presenza di un borgo fortificato in epoca preromana.

Durante il Sacro Romano Impero Ama entra a far parte dei possedimenti della famiglia Firidolfi. Il Castello, che è nella denominazione, viene probabilmente distrutto nel XV° secolo durante le invasioni aragonesi in territorio chiantigiano.

Agli inizi del ‘700 sulle rovine del Castello vengono edificate nuove dimore, usando le stesse pietre. Nascono così le ville di proprietà delle famiglie Pianigiani, Ricucci e Montigiani, due delle quali oggi sono patrimonio aziendale.

E’ di quel tempo un documento (luglio 1773) riguardante un rapporto da parte del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, quale Governatore della Toscana che esalta l’alta vocazione dei terreni collinari.

La bellezza del luogo mosse la passione di Tomaso Carini ad iniziare una nuova avventura rivolta alla produzione enologica, coinvolgendo tre amici (GianVittorio Cavanna, Lionello Sebasti e Pietro Tradico) per sviluppare insieme la rinascita di questo territorio.

I quattro imprenditori, capitanati da Cavanna padre e figlio, reimpiantarono buona parte dei vigneti e costruirono una moderna cantina di fermentazione divenuta un modello innovativo per tutto il territorio.

Nel 1982 entra ad Ama Marco Pallanti, giovane agronomo fiorentino e diventa enologo dell'azienda dopo una formazione tecnica all'Università di Bordeaux sotto la supervisione di Patrick Léon.

Lorenza Sebasti, figlia di Lionello, uno dei proprietari, prende in mano la gestione dell’azienda fin dal 1993 ed insieme a Marco condividono con identica passione una visione evolutiva, mettendola in opera con un lavoro che dura da 40 anni.

Oggi nella società è presente la seconda generazione delle famiglie Carini, Tradico e Sebasti.

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