Ama 2023
Chianti Classico DOCG
Il Chianti Classico DOCG Ama è stato prodotto per la prima volta con la vendemmia 2010, ed è ottenuto con uve derivanti da nuovi cloni di sangiovese. Fermenta con i soli lieviti indigeni e matura in barrique almeno per 12 mesi.
La descrizione del sommelier
Rosso rubino carico. Allesame olfattivo è elegante, con note di frutti rossi maturi e frutti di bosco, accompagnati da sfumature speziate. È armonico, fresco ed equilibrato in degustazione, con una lunga persistenza che conferma i sentori percepiti allolfattiva.Abbinamenti
Si sposa egregiamente con i secondi piatti di carne della cucina di terra. da provare con il roast-beef all'inglese.
€ 40.00
| Produttore | CASTELLO DI AMA |
|---|---|
| Denominazione | Chianti Classico DOCG |
| Vitigno | sangiovese 96%, merlot 4% |
| Gradazione | 13,0% Vol. |
| Formato | Standard (0.75 lt) |
Premi e riconoscimenti
Gambero Rosso 3 Bicchieri Jancis Robinson 17.5 Robert Parker 92 Antonio Galloni 92Descrizione produttore
La StoriaFu la bellezza e l'unicità di Ama ad affascinare quattro famiglie di origine romana, a inizio anni settanta, che unite dalla passione per il vino rinnovarono vigneti e metodi produttivi, costruendo la nuova cantina per vincere la sfida di produrre il Chianti Classico e riportarlo agli antichi splendori.
L'arte, il paesaggio, la sapienza del vino sono presenti in questi luoghi da sempre. L’origine etrusca certifica la presenza di un borgo fortificato in epoca preromana.
Durante il Sacro Romano Impero Ama entra a far parte dei possedimenti della famiglia Firidolfi. Il Castello, che è nella denominazione, viene probabilmente distrutto nel XV° secolo durante le invasioni aragonesi in territorio chiantigiano.
Agli inizi del ‘700 sulle rovine del Castello vengono edificate nuove dimore, usando le stesse pietre. Nascono così le ville di proprietà delle famiglie Pianigiani, Ricucci e Montigiani, due delle quali oggi sono patrimonio aziendale.
E’ di quel tempo un documento (luglio 1773) riguardante un rapporto da parte del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, quale Governatore della Toscana che esalta l’alta vocazione dei terreni collinari.
La bellezza del luogo mosse la passione di Tomaso Carini ad iniziare una nuova avventura rivolta alla produzione enologica, coinvolgendo tre amici (GianVittorio Cavanna, Lionello Sebasti e Pietro Tradico) per sviluppare insieme la rinascita di questo territorio.
I quattro imprenditori, capitanati da Cavanna padre e figlio, reimpiantarono buona parte dei vigneti e costruirono una moderna cantina di fermentazione divenuta un modello innovativo per tutto il territorio.
Nel 1982 entra ad Ama Marco Pallanti, giovane agronomo fiorentino e diventa enologo dell'azienda dopo una formazione tecnica all'Università di Bordeaux sotto la supervisione di Patrick Léon.
Lorenza Sebasti, figlia di Lionello, uno dei proprietari, prende in mano la gestione dell’azienda fin dal 1993 ed insieme a Marco condividono con identica passione una visione evolutiva, mettendola in opera con un lavoro che dura da 40 anni.
Oggi nella società è presente la seconda generazione delle famiglie Carini, Tradico e Sebasti.