ROJA DE ISONZO 3Litri (Merlot) 2011

Friuli Isonzo DOC

L’esperienza aiuta chi ne fa tesoro. Il Roja de Isonzo è un merlot che nasce da una vigna di 70 anni con rese che si aggirano sui 50 quintali per ettaro. Subisce una lunga macerazione in acciaio, matura per un anno in barrique nuove, ma è la fase di affinamento in bottiglia che rivela cosa vuol dire aver vissuto tante vendemmie: almeno 2 anni! Non esce di cantina se non ha raggiunto il giusto equilibrio, se quel legno non si è ben integrato, consentendo di percepire un vino nella sua complessità e completezza espressiva.

La descrizione del sommelier

Ha colore rosso rubino netto, di media concentrazione e media consistenza, profumi abbastanza intensi e di buona complessità: ti appaiono in sequenza peperone rosso, ribes rosso e ciliegia, che con l’ossigenazione fanno spazio a toni più complessi di tabacco biondo e speziati di pepe rosa. Al gusto ne apprezzi la salda struttura, discreta, elegante, affatto ingombrante. È un vino abbastanza caldo ed abbastanza morbido, che mostra evidente vivacità, ha tannino vellutato e di ottima fattura che appare già in buona amalgama con le altre caratteristiche. Un vino che ha quasi trovato il suo equilibrio anche se per ora prevalgono quelle caratteristiche che ne testimoniano la gioventù come è giusto che sia. Offre un finale di buona persistenza, piacevole ed in linea con il contesto, nel quale ritornano i piccoli frutti rossi appena colti e polposi, poi il tabacco, caratteristica questa, tipica del vitigno, e le spezie. Mostra una buona predisposizione all’invecchiamento e se ne può fare tranquillamente cantina.

Abbinamenti

Secondi piatti di carni rosse succulente, anche speziate, stufati di manzo e goulasch

€ 120.00

Produttore Soc. Agricola La Bellanotte
Denominazione Friuli Isonzo DOC
Vitigno Merlot
Gradazione 13,5% Vol.
Formato Jéroboam (3 lt)

Descrizione produttore

Villa Baselli
La Villa Baselli, già Strassoldo, indicata sulle vecchie mappe catastali come la “casa dei Ronchi”, ma più comunemente è conosciuta con l’appellativo “ La Bella Notte”. Questo nome le è stato attribuito dopo che un suo proprietario perse e riguadagnò, in una notte burrascosa, villa e terreni giocandoli d’azzardo. C’è pure un’altra versione più libertina che narra di un appassionato convegno galante di uno Strassoldo con una giovane fanciulla. I bacchettoni la nominavano, infatti, con l’appellativo di “Villa Mala Notte”. Ma come sempre in tali frangenti non è chiaro fino a dove tutto corrisponda a verità e dove inizi la fantasia popolare. Il termine “ronco” che indica l’ubicazione della villa, è riservato alle colline solcate da terrazzamenti. Quello su cui sorge l’edificio in questione si è formato nei millenni quando le acque dell’Isonzo lambivano la zona. Per alcuni storici sulla parte superiore della proprietà, appannaggio degli Strassoldo, si elevava il castello di Farra, presente già prima del 1000 come possesso degli alti prelati di Aquileia e poi dei conti di Gorizia. Nel 1215 fu distrutto dal conte Mainardo assieme al vicino ponte romano.
La tenuta fu acquistata per compravendita il 22 aprile del 1695 da Zaccaria von Baselli. Parte venditrice fu la contessa Regina Elisabetta di Strassoldo, nata baronessa von Scharffenberg; il conte Veith (Vito) di Strassoldo concesse l’approvazione in qualità di marito. Il contratto riservava il diritto che venissero concessi al compratore ed ai suoi eredi i distretti di Farra, Grotta e Villanova situati nei possessi degli Strassoldo. Dalle proprietà rimasero esclusi una cappella a Villanova, un prato cha apparteneva al conte Orfeo di Strassoldo ed un fabbricato adibito a capanno da caccia. Il prezzo della compravendita fu fissato a 7.100 fiorini. La famiglia dei conti Strassoldo – Villanova era presente a Farra già dal 1377 quando le fu affidata la giurisdizione civile e criminale del luogo da parte del patriarca di Aquileia Marquardo di Randek. Essa esercitò tale diritto fino al periodo della rivoluzione francese, che segnò la fine di ogni privilegio. Durante l’epoca napoleonica i conti di Strassoldo del ramo di Villanova si trasferirono a Gorizia. Il ramo di Farra invece si estinse con la morte dell’ultimo suo esponente, il conte Filippo Antonio (1739-1813), il quale studiò al Collegio Germanico-Ungarico a Roma e nel 1762 fu ordinato sacerdote. La villa è facilmente visibile dalla statale che conduce a Gradisca d’Isonzo. Per raggiungerla bisogna attraversare un ponticello posto sopra il canale costruito nel 1529 su progetto dell’ing. veneziano Francesco Diana che, convogliando acqua dell’Isonzo, alimentava il fossato della fortezza di Gradisca d’Isonzo. Nei pressi del ponticello fu posto nel 1742, per volere di Nicolò Francesco de Baselli, un capitello contenente la statua di San Giovanni Napomuceno, il Santo chiamato anche “S. Giovanni delle acque”. Egli fu fatto decapitare nel 1383 per ordine del re Venceslao, oppositore della religione cristiana, e gettato nelle acque della Moldava. Da allora nei pressi dei ponti si può vedere la sua effigie a protezione di tutti coloro che lavorano sui fiumi. Nel 1989 la statua ed il simulacro vennero restaurati e benedetti dall’Arcivescovo Padre Antonio Vitale Bommarco, che celebrò una messa nella chiesetta della villa, riconsacrata dall’allora vescovo di Trieste mons. Antonio Santin. Come ogni antico palazzo che si rispetti anche la villa Baselli è segnata da un velo di mistero: Giuseppe Marcotti nel suo romanzo “Il conte Lucio”, nel quale racconta la terribile morte della contessa Eleonora di Madrisio (Ungrispach) per mano del di lei cugino Nicolò conte di Strassoldo, nominò la villa come l’abitazione di un ambiguo individuo cattivo consigliere dello Strassoldo, identificato semplicemente con il nome di “conte Trifone”. Attualmente la villa è proprietà della signora Giuliana Guadagni.

INDIETRO