Al Poggio 2024

Toscana IGT

Trebbiano e malvasia sono le due varietà a bacca bianca più coltivante nel territorio del Chianti, ma al Castello di Ama, dopo aver individuato una zona particolarmente favorevole, all’inizio degli anni ’80 venne impiantato un vigneto con cloni di chardonnay provenienti direttamente dalla Borgogna.
Da quel vigneto oggi prende forma lo Chardonnay “Al Poggio”.
Un bianco importante, di grande struttura, fermentato e lasciato maturare per otto mesi in barrique. È uno Chardonnay di Toscana da scegliere insieme con il pesce elaborato o con le carni bianche. Insieme al tacchino arrosto potrebbe regalarvi soddisfazioni inaspettate.

La descrizione del sommelier

Giallo dorato intenso il colore al calice, luminoso e limpido. Note gradevolmente floreali aprono l’ingresso al naso, poi impostato su richiami alla frutta estiva matura, come pesca e albicocca. Sfumature ammandorlate completano il quadro olfattivo. L’attacco di bocca è deciso, minerale e fresco, buona è la struttura e lunga è la persistenza.

Abbinamenti

Da sposare alle seconde portate strutturate a base di pesce, è anche ottimo con il pollame e con la carne bianca. da provare insieme al tacchino arrosto.

€ 40.00

Produttore CASTELLO DI AMA
Denominazione Toscana IGT
Vitigno Chardonnay
Gradazione 13,0% Vol.
Formato Standard (0.75 lt)

Descrizione produttore

La Storia

Fu la bellezza e l'unicità di Ama ad affascinare quattro famiglie di origine romana, a inizio anni settanta, che unite dalla passione per il vino rinnovarono vigneti e metodi produttivi, costruendo la nuova cantina per vincere la sfida di produrre il Chianti Classico e riportarlo agli antichi splendori.
L'arte, il paesaggio, la sapienza del vino sono presenti in questi luoghi da sempre. L’origine etrusca certifica la presenza di un borgo fortificato in epoca preromana.

Durante il Sacro Romano Impero Ama entra a far parte dei possedimenti della famiglia Firidolfi. Il Castello, che è nella denominazione, viene probabilmente distrutto nel XV° secolo durante le invasioni aragonesi in territorio chiantigiano.

Agli inizi del ‘700 sulle rovine del Castello vengono edificate nuove dimore, usando le stesse pietre. Nascono così le ville di proprietà delle famiglie Pianigiani, Ricucci e Montigiani, due delle quali oggi sono patrimonio aziendale.

E’ di quel tempo un documento (luglio 1773) riguardante un rapporto da parte del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, quale Governatore della Toscana che esalta l’alta vocazione dei terreni collinari.

La bellezza del luogo mosse la passione di Tomaso Carini ad iniziare una nuova avventura rivolta alla produzione enologica, coinvolgendo tre amici (GianVittorio Cavanna, Lionello Sebasti e Pietro Tradico) per sviluppare insieme la rinascita di questo territorio.

I quattro imprenditori, capitanati da Cavanna padre e figlio, reimpiantarono buona parte dei vigneti e costruirono una moderna cantina di fermentazione divenuta un modello innovativo per tutto il territorio.

Nel 1982 entra ad Ama Marco Pallanti, giovane agronomo fiorentino e diventa enologo dell'azienda dopo una formazione tecnica all'Università di Bordeaux sotto la supervisione di Patrick Léon.

Lorenza Sebasti, figlia di Lionello, uno dei proprietari, prende in mano la gestione dell’azienda fin dal 1993 ed insieme a Marco condividono con identica passione una visione evolutiva, mettendola in opera con un lavoro che dura da 40 anni.

Oggi nella società è presente la seconda generazione delle famiglie Carini, Tradico e Sebasti.

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